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 Le rune: un po' di storia.

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Basileusofias
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MessaggioTitolo: Le rune: un po' di storia.   Sab Gen 19, 2008 4:28 pm

Fuþark, è il nome dell’alfabeto runico, derivante dalle prime sei lettere che lo compongono. Questo alfabeto era usato dalle popolazioni germaniche antiche, era inizialmente composto da 24 caratteri chiamate rune. Siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di evoluzioni di questo alfabeto, diverso per numero e forma delle rune. Il motivo per cui i simboli runici sono interamente composti da linee rette va ricercato nel fatto che queste venivano incise su superfici dure come pietra e legno. Il più antico alfabeto fuþark, detto arcaico, risale circa al 150-800 a.C.

Dall’alfabeto italico, di cui si conoscono cinque varietà, aventi tutte radice comune dall’alfabeto etrusco, derivano le rune germaniche. Tale alfabeto è conosciuto solo attraverso alcune iscrizioni che furono scoperte nell'area alpina e prealpina.
Odino, secondo la tradizione scandinava, è il dio che ha il dominio delle rune, quali sorgenti magiche di ogni potere e sapienza. Il mito della "scoperta" delle rune da parte del dio, viene riferito in una strofa del poema eddico Hávamál. Il passo è in larga parte oscuro. L'autosacrificio di Odino, descritto, nel quale il dio si sarebbe volontariamente impiccato a un albero e trafitto con una lancia, rispecchia perfettamente le modalità dei sacrifici umani che venivano tributati al dio nella Scandinavia precristiana. Le vittime venivano infatti impiccate e quindi trafitte a colpi di lancia. L' Hávamál non specifica la natura dell'albero a cui il dio si sarebbe appeso, ma si ritiene comunemente di poterlo identificare con Yggdrasill, il frassino cosmico della mitologia norrena. Il nome è composto da Yggr, "terribile", è un epiteto dello stesso Odino ed il termine drasill, "destriero", è a sua volta leggibile nella letteratura scaldica come una kenning (metafora poetica) a indicare la forca alla quale venivano appesi gli impiccati. Nel rito descritto si riconoscono anche motivi inerenti all'iniziazione sciamanica, derivati probabilmente dal mondo finnico. Si riteneva infatti che gli sciamani acquistassero i loro poteri di mediatori col mondo soprannaturale attraverso vari rituali di morte e rinascita.


Tre sono gli aspetti delle rune. Questa triade NON può essere separata, in quanto nessuna di queste tre parti può avere senso da sola: ognuna implica l'esistenza e la sussistenza delle altre due.

Il suono (il nome pronunciato): valore fonetico della Runa è la sua caratteristica vibratoria nell'aria e nello spazio. Questa rappresenta la qualità creativa che risiede nella magia della vocalizzazione. È la qualità alla quale pensiamo quando immaginiamo la parola di Dio, per esempio. Può essere applicata alla voce.

Il glifo della Runa (la sua forma): rappresenta la sua qualità visibile. Questa è, forse, la caratteristica che riusciamo a comprendere meglio, in quanto - come esseri umani - riusciamo a trasporre un'enfasi eccezionale in quello che possiamo vedere. Può essere applicata alla vista.

Il contenuto simbolico: rappresenta il significato (o i significati) che sono stati attribuiti alla Runa; tuttavia, è facile comprendere come, anche questo aspetto sia solo un pallido riflesso del reale significato della Runa, che resta, comunque, celato ai nostri 5 sensi. Questo perché le Rune esistono in una realtà molto più estesa di quella tridimensionale e possono, quindi, solo essere accennate nel diagramma bidimensionale che siamo superficialmente disposti a concepire. Non può essere applicata, i significati delle rune possono essere concepiti e elucubrati soltanto da alcune menti, che hanno, come dire, un sesto senso, sovraterreno.


Queste sono indicazioni di carattere esoterico o pseudoesoterico, e non informazioni scientifiche. Di un'eventuale interpretazione iniziatica delle rune occorre indicare le origini storiche.
La parola runa è connessa ai concetti di "segreto" e "mistero" per alludere sia alla caratteristica di comunicazione silenziosa, sia all'uso magico che se ne faceva. Molto spesso le Rune venivano incise su strumenti o nel legno delle navi per assicurare virtù sovrannaturali a tali oggetti o solo per indicarne il proprietario o il costruttore. Sin dalle sue prime manifestazioni, la scrittura runica ha presentato forme nettamente diversificate, a seconda che sia stata utilizzata in area continentale, settentrionale o insulare. Nelle isole la tendenza ad adattare la scrittura ai suoni della lingua ha portato ad ampliare il fuþark originario con altre 4 o 5 rune; in Scandinavia si è verificata la tendenza opposta, con la semplificazione del fuþark a 16 segni.
Le "rune medievali" nascono in scandinavia. Perdono ogni uso nella magia e nella divinazione, e perdono anche ogni collegamento con le antiche lingue anglosassoni e scandinave perché vengono usate solo per traslitterare le scritture latine.
Non ci sono evidenze storiche dell'esistenza di una runa bianca, cioè "vuota". Questa ipotetica runa nella divinazione dovrebbe simboleggiare il Wyrd, il fato, secondo alcuni. Ovviamente questa runa non ha alcun uso nella scrittura essendo essa propriamente uno spazio vuoto. Un suo uso nella divinazione è improbabile, anche se non ne abbiamo prove definitive. L'avvento del cristianesimo nelle popolazioni germaniche portò l'introduzione di alfabeti classici, la cui funzione principale era la conservazione e la tradizione della cultura, ma le rune non scomparvero subito, in quanto non condividevano con gli alfabeti la funzione letteraria e rimasero un metodo di scrittura utilizzato per esigenze quotidiane.
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